Qualunque sia la ragione che spinge una persona a iniziare una psicoterapia, sicuramente alla base c’è sempre il riconoscimento di almeno una zona di malessere riguardo alla propria vita e la decisione di voler in qualche modo modificare ciò che ne è la causa.

A volte   la presenza di uno o più sintomi disturbano in modo significativo la vita quotidiana della persona, impedendole di svolgere alcuni compiti e riducendo quindi la sua libertà e la sua espressione.

A volte invece un malessere più generalizzato, un’insoddisfazione esistenziale o una confusione di intenti ostacolano la persona nel procedere verso la realizzazione di se stessa in una o più aree della sua vita.

In ogni caso qualcosa preme, provocando disagio e sofferenza ed è difficile dargli una collocazione ed un significato.

Iniziare un percorso terapeutico significa prima di tutto l’assunzione di una responsabilità di fronte a se stessi, cosa che già di per sé rappresenta un primo passo verso la guarigione.

Contemporaneamente è spesso una scelta difficile, costellata da ripensamenti, da dubbi e da paure : non è facile andare a toccare le zone ombra, causa di sofferenza, non è facile accettare di mettere in gioco i propri attuali equilibri e in discussione lati  ormai cementati della propria personalità.

Si deve allora riconoscere che insieme a quella parte desiderosa di cambiamento e decisa a cercare una risoluzione, ce n’è un’altra che non ne ha nessuna voglia, che forse ha paura delle conseguenze di una trasformazione o che semplicemente preferisce il male certo ad un benessere sconosciuto e che ripete come una sottile vocina interna “ma chi me lo fa fare?”

Molte persone temono che entrare in un contatto profondo con se stesse le condurrà ad incontrare qualcosa di terribile , che tutto sommato è meglio non scoperchiare.

Gli aspetti così terribili che vengono fantasticati sono in realtà ciò che la persona fa fatica ad accettare di se stessa, ciò che giudica severamente o che non le è mai stato concesso di vivere, parti considerate sgradevoli che vengono negate o lati di sè bollati come disdicevoli che si è preferito dimenticare.

Paradossalmente proprio portare con sé questa scissione è la causa del malessere e dello squilibrio e paradossalmente solo lasciare spazio a quelle parti poco amate è la strada per scoprire valide alternative e per conquistare forme di equilibrio più soddisfacenti.

La psicoterapia è l’opportunità di esplorare territori sconosciuti riguardo a se stessi con l’aiuto, il sostegno e la guida di un’altra persona, che garantisce, per così dire, l’equipaggiamento necessario al viaggio: l’esperienza fatta in prima persona e gli strumenti per decodificare ciò che accade.

 Il terapeuta fornisce la bussola, la mappa,i puntelli, la pila , la corda.

La persona che intraprende una terapia deve però decidere che , nonostante le resistenze, il suo desiderio di mettersi in viaggio è   la spinta più forte.

Nessuna terapia e nessun terapeuta può nulla senza la convinzione e la collaborazione del paziente.

Molte persone temono che la psicoterapia le “riduca” ad uno stato di dipendenza dallo psicoterapeuta e dalla psicoterapia, come se si trattasse dell’assunzione costante e sistematica di una droga che produce assuefazione.

L’obiettivo terapeutico è sempre quello di condurre la persona ad autosostenersi, a rafforzare se stessa e ad acquisire la reale ( e non rigida ed illusoria) capacità di stare sulle proprie gambe. Per raggiungere questo scopo, tutto ciò che riguarda eventuali vissuti di dipendenza sarà, durante il percorso, materiale di lavoro e di elaborazione: la persona che soffre di problematiche relative alla dipendenza, incontrerà, nella sua terapia, questo nodo e, grazie alla relazione terapeutica, avrà modo di scioglierlo.

Una domanda ricorrente riguarda l’efficacia della psicoterapia: risolverò davvero i miei problemi?

Spesso la persona che inizia un lavoro su di sé vorrebbe dallo psicoterapeuta la garanzia che gli verrà fornita una soluzione in un periodo ragionevole di tempo.

Certamente intraprendere un cammino come questo presagisce forme significative e radicali di trasformazione nelle aree difficili per cui si richiede aiuto, certamente lo stesso fatto di entrare in terapia porta con sé benefiche ed immediate conseguenze.

Tuttavia seguire una psicoterapia non è come prendere una pillola prima o dopo i pasti: perché i reali e profondi problemi di una persona vengano risolti, è necessario il lavoro e l’impegno della persona stessa, è necessario che qualcosa in lei desideri davvero effettuare il passaggio o i passaggi, sapendo che ogni passaggio comporta la perdita di qualcosa, che si tratti di un’abitudine, di una comodità, di una credenza o di qualsiasi altra cosa ancora.

Quanto tempo servirà ad ognuno per concludere con successo il viaggio è cosa del tutto personale: quali e quante strade si deciderà di seguire, dove si deciderà di fermarsi